

lost connection?
lost connection?
lost connection?
lost connection?
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lost connection?
lost connection?
lost connection?
lost connection?
lost connection?
lost connection?
distacco (notturno)
...dagli sguardi i sorrisi le parole pensate e non dette le attese il contatto
dall'alto tutto si mescola e sovrappone e scorre via veloce
ma resta una sensazione diffusa, che continua a riaffiorare come fosse dotata di una vita propria
che fa sempre più parte di me
oggi ho voglia più che mai di stimoli
biennale sto arrivando
una settimana e sono da te lisa



dormo su questa distesa di nuvole
con gli occhi chiusi il sole in faccia
- lo sento fin sotto la pelle -
qui sembra che tutto abbia un senso
e che io riesca ad afferrarlo
guidato dal rumore dei motori
il mondo di sotto resta coperto
- mentre scorre via -
fintanto che resterò qui
non voglio pensare a niente

| lucido o in una specie di sogno, intorno a me è buio, vedo solo luci in lontananza, non riesco a quantificarne la distanza. lo spazio che ho davanti è curvo e fuggente, le distanze si allungano e si accorciano al ritmo del pulsare del mio cuore, si ingrandiscono e poi si rimpiccioliscono ad ogni battito, le luci stesse pulsano, più intense più fioche più intense, tutto è ciclico ora. le luci diventano sfere, quasi solide, sento che sta per accadere qualcosa, mi sembra di guardare questa scena da una vita, di non riuscire a chiudere gli occhi, nemmeno per un solo istante, vogliono restare aperti, non ho scelta. è così che comincia, le sfere si dissolvono in tante piccole scie tremolanti, sembrano dei fuochi d'artificio al rallentatore ma non c'è alcun rumore, solo un'eco lontana ed un vago ricordo dei third eye foundation nelle orecchie. le scie si allungano e scendono, scendono, non riesco piu' a capire in che direzione io le stia guardando, sono in piedi? seduto? quanto sono vicino? lo spazio ha meno senso di prima, le luci mi confondono le idee, diventano sempre pià veloci... mi sembra finalmente di riuscire a poter sbattere gli occhi, quando li riapro dopo una frazione di secondo le scie luminose hanno preso a vivere, a mischiarsi, arrotolarsi, salgono e scendono per il mio campo visivo, lo penetrano, sono dappertutto, mi sento uno spettatore inerme, non posso che prenderne atto ora, sono totalmente al di fuori del mio controllo. il mio punto di vista cambia continuamente, mi sembra quasi di percepirne i movimenti, mi sento totalmente in mezzo al marasma di luci, riesco a vederle anche attraverso le palpebre chiuse, la luce mi trasmette una sensazione assordante, annulla ogni mia reazione o consapevolezza. sento che devo riacquistare un po' di distanza, nuotare via dal bagliore senza farmici risucchiare dentro... in un altro battito d'occhio mi trovo alla distanza giusta, le cose hanno tutto un altro disegno da qui, tornate ad essere più definite, riesco a cogliere una specie di regia, ad osservarne ammirato la sovrapposizione armonica, le differenti sfumature. sono eccitato da questa nuova prospettiva, me ne sento pienamente padrone, mi sembra di stare decidendo tutto ciò che vedo... a quel punto tutti quei movimenti meravigliosamente ritmici davanti ai miei occhi si interrompono, le luci sembrano ricadere lentamente e verticalmente, del tutto inanimate, pronte per una caduta senza fine... preso da un impeto sento il bisogno di tornare ad avvicinarmi a tuffarmi nel mio campo visivo, eppure mi sento ancora più che mai totalmente smarrito... un sussulto, un fremito di vita invade la scena proprio prima che le luci scompaiano all'orizzonte. non faccio in tempo a realizzare che una sorta di esplosione riempie tutto il mio cielo interiore di nuove scie, ognuna con il suo disegno inedito, piene di nuova vitalità ed imprevedibilità. si susseguono velocissime, sembra come il preludio al gran finale, ed in cuor mio è come se lo sapessi già. sento di nuovo il battito del mio cuore amplificare e ridurre la distanza del mio punto di vista, da lontano le scie paiono delle linee continue, delle scie d'aerei, sono tantissime, dappertutto... dopo un ultimo sussulto perdono di colpo la loro energia, cominciano a dissolversi in nuvolette e spirali di fumo, un ultimo fremito di luce mi balena davanti, restandomi impresso nella retina, poi, lentamente, solo il buio nella mia mente, e qualche sparuto riflesso di luce stampato in fondo ai miei occhi... |
per lisa
hai aperto la porta gialla, scalza, fatto dei passi affrettati, hai avuto come uno stordimento, un giramento, ora sei ferma: stai guardandoti in giro. da questo lato la porta invece è rossa, la maniglia spezzata. la stanza ora ti sembra più luminosa di quanto avessi previsto, per questo sei così disorientata. anzi, ora che ci pensi, questa stanza è troppo luminosa… ridicolo, perché non ci sono finestre; la luce è diffusa, non sembra provenire da nessun punto in particolare, ti senti come irradiata. sul soffitto c’è una sorta di cornice tutto intorno, la segui con lo sguardo. ti sei accorta che stai indugiando, detesti quando ti accorgi che indugi troppo, allora ti sposti ancora in avanti quasi correndo; lo scatto improvviso sbilancia il tuo equilibrio, ti senti la testa che gira… vorresti sederti, ma non c’è niente su cui sedersi, ora però c’è un lettino: ti sdrai, guardi in su. dopo dieci secondi fatichi a tenere gli occhi aperti. quel soffitto è dannatamente più luminoso delle pareti. perché le pareti non sono proprio bianche, ma tendono ad un lilla chiaro slavato che si nota solo ad uno sguardo più approfondito. stai pensando che ora non hai alcuna voglia di alzarti, stai benissimo così, ti senti come appena uscita da una piscina in cui hai nuotato per molto tempo senza fermarti ed ora, distesa al sole, ti prendi soddisfatta una pausa. cominci a sentire caldo; sei seduta ora. pensi che non riesci a stare ferma per più di un minuto e ciò ti dà sui nervi. anche questo silenzio ti dà sui nervi, non riesci più a sentire la musica. cominci a seccarti, anzi sei decisamente seccata: ti tocchi il braccio sinistro, ti fischia un orecchio, è troppo, ti alzi di scatto, furente, e di nuovo ti gira tutto, sempre più furente, ti dimentichi sempre di non alzarti di scatto, pensi che ciò sia una buffonata, la stanza è diventata opprimente, e poi questo silenzio… vai al tavolino, passi una mano sul quaderno che c’è sopra, ma non lo apri, lo sfiori e basta. devi decisamente uscire di qui. nella parete opposta a quella del tavolo c’è un’apertura, senza porta, ma doveva essercene una volta perché lo stipite è ancora montato, è rosso anch’esso. non ti ricordavi di quell’apertura. dentro è decisamente meno chiaro, arrivi sulla soglia. la stanza è blu scura in tutte e sei le pareti, la forma insolita ti incuriosisce. su due pareti ad angolo sono proiettate stelle, costellazioni. decidi di entrare: ti metti nell’angolo opposto. è praticamente buio, si vedono bene solo le stelle. le guardi. pensi che quella costellazione ad ics devi averla già vista, ma non ti ricordi il nome, ne cerchi altre. anche sul soffitto ci sono delle stelle, ma sono più fitte, non si riescono ad intravedere i disegni delle costellazioni. per terra c’è una grossa pietra a forma di luna, se ne intravede a malapena la forma. cassiopea, ora ricordi, così si chiamava la costellazione. sei contenta di essertelo ricordata. sei poggiata con la schiena al muro, ti metti con un fianco sul pavimento, chiudi gli occhi senza pensarci molto. ora sogni. sogni di essere al mare, da sola, scrivi delle cose sulla sabbia, prima con i piedi, poi con le mani. ridi e cancelli. poi riscrivi, sempre ridendo. il sole è basso, pensi che deve quasi essere l’ora del tramonto. ti metti i sandali, senti freddo, il sole sta scomparendo dietro l’orizzonte a vista d’occhio. la sabbia bianca sembra così asettica e fredda, senza il sole. invece adesso sei a casa, guardi la televisione, non ricordi il programma. poi esci, annaffi le piante, ma l’acqua è stranamente fredda, e poi è verde. lasci perdere, ti metti a leggere il giornale aspettando che l’acqua si scaldi un po’, e che il verde sparisca. leggi che domani pioverà, smetti di occuparti delle piante, quindi. sei di nuovo in casa, non riesci a trovare il telefono, neanche in cucina c’è. stai viaggiando su un aereo, a fianco a te c’è una persona che non conosci, ha un buon odore. dal finestrino vedi luci in lontananza, le trovi molto suggestive. ti fai portare campari e succo d’arancia. sei contenta della situazione, in generale, ti senti bene. il tizio di fianco si mette a parlarti, tu non hai voglia di dargli retta, ti sta raccontando qualcosa che deve stragli a cuore, vista la foga che ci mette. i suoi baffi sono quanto di più sgradevole tu abbia mai visto. la sua voce si fa via via sempre più squillante. ora è insopportabile, gracchia e fischia. ti svegli. il proiettore delle stelle sulle pareti sta emettendo un sibilo straziante, decidi di andartene da lì. ti alzi, questa volta LENTAMENTE, rientri nella stanza. pensavi di rimanere abbagliata dalla luce e invece no, ti sembra che la luce si sia abbassata, le pareti sembrano ora quasi arancioni, sempre molto slavato e opaco come colore. la stanza è di per sé più grande, di questo ne sei sicura. ci sono poche cose di cui sei sicura oggi, e tra queste c’è senz’altro l’impressione che la stanza sia più grande. non riesci a capire quanto tempo hai dormito, non t’importa. la tua attenzione ora è richiamata dai libri su quello scaffale, vedi che i titoli sono in una lingua che non conosci, sicuramente esteuropea, il tuo interesse svanisce. c’è un pallone là nell’angolo, verde chiaro. lo prendi in mano. com’è leggero, devi aver pensato. vuoi farlo rimbalzare, lo spingi verso il pavimento ma quello se ne resta lì a mezz’aria senza né scendere né salire, tantomeno rimbalzare, sarà fermo a trenta centimetri da terra. non ci fai caso più di tanto, cammini oltre. raggiungi la parete blu dalla quale sei entrata. la maniglia è spezzata, non si passa. pensi che dovrai deciderti a cambiarla prima o poi. provi a ricordare come si è rotta: dev’essere stato molto tempo fa, la tua conclusione. stai pensando che vuoi provare ad essere più drastica, nella vita. hai come un impulso irrefrenabile, afferri il tavolino e lo scagli contro quella dannata porta verde che ha quella dannatissima maniglia rotta. molto rumore, si schianta la porta per benino. sei soddisfatta del tuo gesto, in verità non pensavi si sfasciasse. tanto meglio. riesci a mettere la mano dall’altra parte ed aprire la porta usando la maniglia integra. ora però ti dispiace per la porta, l’avevi appena ridipinta di bianco… finalmente esci sul terrazzo, tira una brezza piacevole, molto rilassante; il sole è già alto. il terrazzo è un comunissimo terrazzo con le piastrelle pseudo mattone, la soglia bianca, la ringhiera, i fiori. la buganvillee è già tutta fiorita, i suoi fiori arancioni ti piacciono molto. ti concentri sugli alberi che ci sono di sotto, querce e pini, un salice, ti domandi se quel tipo di pino faccia i pinoli. senti il vento nei capelli, sulla testa, sulla fronte. il sole ora batte forte, senti le cicale, non ti danno alcun fastidio. ora che ci pensi, come sono fatte le cicale? ne hai mai vista una? non riesci a ricordarti, le accomuni a delle cavallette, fai questa associazione mentale cavalletta-cicala perché non sai come immaginarti una cicala. quella nuvola è simile ad un pesce. osservi pezzettini, lembi di nuvole vaporose che si sfaldano e pian piano diventano più piccoli ed impercettibili e scompaiono, disciolti nel cielo. sembra quasi impossibile vederli sparire così, ma lo trovi gradevole da vedere, un’immagine che trasmette sia dinamismo che rilassatezza. respiri forte. dopotutto – pensi – non sarebbe male abitare in riva al mare…

le onde di notte

trilogia delle scie



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